•2009, Aprile 2 Aprile, 2009 • 2 Commenti

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re.

Voglio vederti danzare (F.Battiato)

•2009, Marzo 26 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Voglio vederti danzare
come le zingare del deserto
con candelabri in testa
o come le balinesi nei giorni di festa.
Voglio vederti danzare
come i Dervisches Tourners
che girano sulle spine dorsali
o al suono di cavigliere del Katakali.
E gira tutt’intorno la stanza
mentre si danza, danza
e gira tutt’intorno la stanza
mentre si danza.
E Radio Tirana trasmette
musiche balcaniche, mentre
danzatori bulgari
a piedi nudi sui braceri ardenti.
Nell’Irlanda del nord
nelle balere estive
coppie di anziani che ballano
al ritmo di sette ottavi.
Gira tutt’intorno la stanza
mentre si danza, danza.
E gira tutt’intorno la stanza
mentre si danza.
Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali
regni di sciamani
e suonatori zingari ribelli.
Nella Bassa Padana
nelle balere estive
coppie di anziani che ballano
vecchi Valzer Viennesi.

Lezione di filosofia n.1

•2009, Marzo 26 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

FILOSOFIA

Significato etimologico: “amore per il sapere”
Perchè la filosofia nasce, e perchè nasce in Grecia? → nasce dall’esigenza dell’uomo di spiegare
razionalmente da dove viene, perchè esiste, quale è il suo scopo, qual’è la sua origine. Questo accade in Grecia perchè il grandissimo numero dei miti, spesso in contraddizione fra loro, aveva condotto l’uomo greco a cercare risposte, fuori dall’ambito mitologico (per sanare la contraddizione), all’interno della natura.

PERIODI DELLA FILOSOFIA GRECA:

  1. periodo cosmologico: scuole prima di socrate; dominato dal problema di rintracciare l’unità che garantisce l’ordine del mondo e la possibilità della conoscenza umana.

  2. Periodo antropologico: Sofisti e Socrate; dominato dal problema dell’uomo (“conosci te stesso”, gr. “gnòzi sé autòn”).

  3. Periodo ontologico: Platone e Aristotele; dominato dal problema dell’essere o della realtà in generale e dal rapporto dell’uomo con essa.

  4. Periodo etico: stoicismo, epicureismo, scetticismo, eclettismo; dominato dal problema della condotta umana.

  5. Periodo religioso: scuole neoplatoniche; dominato dal problema della salvezza dell’uomo.

PERIODO COSMOLOGICO

LA RICERCA DEL PRINCIPIO

Nel IV secolo a.C. I primi filosofi si chiesero quale fosse il principio di tutte le cose: perchè la realtà appare mutevole e diversificata, ma al di sotto deve esistere una realtà unica ed eterna → chiamano tale sostanza archè (=principio)

  1. Talete: il principio è l’acqua, perchè sta sotto la terra e la sostiene.

  2. Anassimandro: il princpio è l’apeìron (l’infinito indeterminato) da cui tutto origina e in cui tutto si dissolve.

  3. Anassimene: il principio è l’aria, infinita e in costante movimento.

PITAGORA E I PITAGORICI

Pitagora è tradizionalmente visto come un profeta-mago possessore di una sapienza nascosta. Gli si attribuisce la dottrina della metempsicosi, trasmigrazione dell’anima dopo la morte in altri esseri viventi: il corpo è prigione dell’anima e la filosofia/magia/scienza è la chiave per liberarla.

il numero è la sostanza delle cose, il principio: dicendo che il mondo è fatto di numeri, dicono che la vera natura del mondo consiste in un ordine geometrico misurabile ( → ogni cosa si può descrivere attraverso i numeri!!)

consideravano l’anima umana come armonia: risulta dalla composizione armonica degli elementi che compongono il corpo, così come l’armonia musicale risulta dai componenti dello strumento musicale.

ERACLITO

E’ il filosofo del divenire → il mondo è un flusso perenne in cui “tutto scorre” ( = “pànta rèi”), quindi la forma dell’essere è il divenire, poiché ogni cosa è soggette al tempo e al cambiamento e anche ciò che sembra statico in realtà è dinamico (se mi immergo in un fiume, stando fermo, mi pare di essere sempre nello stesso punto del fiume, ma in realtà l’acqua che mi circonda è differente rispetto a quella del momento precedente → da questo esempio la frase “tutto scorre”, così come scorre il fiume.)

Secondo Eraclito la legge del mondo risiede nella stretta connessione dei contrari, che, in quanto opposti, lottano fra di loro → questo contrasto è secondo Eraclito espressione di razionalità, non di disordine. Eraclito individua nel “Lògos” (=pensiero) la costante che regge l’universo. Grazie all’esistenza del “lògos” è possibile cogliere e sanare il contrasto della mutevolezza: il pensiero permette di osservare senza mutare egli stesso il mutare, permettendo all’uomo di percepire gli oggetti e la realtà come qualcosa di “apparentemente” immutato.

PARMENIDE DI ELEA

Il filosofo deve imboccare la via della verità, che è quella della ragione.
La ragione ci dice fondamentalmente che
l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può non essere → da qui il principio primo “il pensiero pensa l’essere”.

Questo è teorizzabile grazie alla validità di due principi logici che sono premessi da Parmenide a tutta la sua filosofia:

  1. principio di identità: ogni cosa è se stessa.

  2. Principio di non-contraddizione: è impossibile che una cosa sia e non sia nello stesso tempo ciò che essa è.

Con queste frasi Parmenide intende spiegare che l’unica cosa che il pensiero pensa è l’essere, perchè è l’unica cosa che esso coglie: nel momento in cui il pensiero pensa il non essere, in realtà pensa l’essere del non essere, quindi ancora una volta ricade nel dominio dell’essere.

Con Parmenide il termine “essere” comincia a indicare la “realtà tutta”: è l’inizio dell’ontologia, cioè il discorso e lo studio dell’essere nelle sue caratteristiche universali.

Da ciò Parmenide intuisce i seguenti attributi dell’essere:

  1. Ingenerato e imperituro, perchè se nascesse o perisse implicherebbe in qualche modo il non-essere.

  2. Eterno, perchè se fosse nel tempo implicherebbe il non essere del passato (ciò che non è più) e il non essere del futuro (ciò che non è ancora).

  3. Immutabile e immobile.

  4. Unico e omogeneo.

  5. Finito (nel senso di compiuto e perfetto).

  6. L’essere è una realtà necessaria, non può non essere o essere diverso da così com’è.

La realtà sensibile che appare come mutevole, generata, corruttibile, soggetta al tempo per Parmenide, dal punto di vista filosofico, risulta pura apparenza o illusione, poiché l’unica verità è quella pensata dal pensiero: l’essere.

ZENONE

Cerca di risolvere le contraddizioni fra essere vero e realtà sensibili che appaiono nell’argomentazione di Parmenide attraverso “argomenti contro la pluralità” e “argomenti contro il movimento”.

  1. Contro la pluralità: se le cose sono molte, il loro numero è, a un tempo, finito e infinito: finito, perchè esse non possono essere né più né meno di quante sono; infinito, perchè tra due cose ce ne sarà sempre una terza e tra queste e le altre due ce ne saranno altre ancora.

  2. Contro il movimento: lo stadio. Non si può arrivare all’estremità dello stadio, giacchè bisognerebbe arrivare prima alla metà di esso e prima ancora alla metà di questa metà e così via all’infinito. Ma non è possibile percorrere in un tempo finito infinite parti di spazio.

  3. Contro il movimento: l’Achille. Se una tartaruga ha un passo di vantaggio, non sarà mai raggiunta dal piè veloce Achille. Difatti, prima di raggiungerla, Achille dovrà raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga, che nel frattempo si sarà spostata di un intervallo, sia pure piccolissimo, di spazio; così la distanza non si ridurrà mai a zero, pur diventando sempre più piccola.

questi due argomenti presuppongono la tesi che, posta l’infinita divisibilità dello spazio, il movimento di un corpo dato non raggiungerà mai la sua meta poiché deve superare infiniti punti. Questo presupposto è logicamente e matematicamente legittimo: perciò si deve ammettere una sfasatura fra piano logico-matematico e piano fisico-reale.

  1. Contro il movimento: la freccia. La freccia che appare in movimento è in realtà immobile: essa occuperà a ogni istante soltanto uno spazio determinato, pari alla sua lunghezza, e visto che il tempo è fatto di molteplici istanti, per ognuno di questi istanti la freccia sarà immobile: dalla somma di posizioni immobili e di istanti fermi non può risultare qualcosa di diverso, cioè il movimento.

  2. Contro il movimento: le masse dello stadio. In uno stadio un punto mobile va a una certa velocità, e simultaneamente al doppio di essa, a seconda che sia rapportato a un punto immobile oppure a un punto muoventesi in senso contrario alla stessa velocità, generando in tal modo l’assurdo logico che “la metà del tempo è uguale al doppio”. (in qualche modo anticipando la teoria della relatività)

Tutti questi argomenti servono a Zenone per dire che l’essere vero e logico non è quello in cui viviamo. Infatti coloro che scambiano l’apparente con il reale, parlando di molteplicità, movimento ecc. sono costretti ad avvolgersi in difficoltà mentali inestricabili e assurde.

MELISSO

Dice che l’essere vero è: ingenerabile, incorruttibile, immutabile, infinito, unico, incorporeo.

IL PRINCIPIO COME SOSTANZA COMPLESSA.

EMPEDOCLE

Fisico pluralista; afferma che i poteri conoscitivi dell’uomo sono limitati: l’uomo vede solo una piccola parte di una “vita che non è vita” perchè subito sfugge e conosce solo ciò in cui per caso si imbatte. E’ in accordo con Parmenide nel sostenere che l’essere non può nascere né perire, ma vuole risolvere e spiegare l’apparenza: questa è spiegata dalla combinazione degli elementi: la loro unione è la nascita delle cose, la disunione la loro morte. Gli elementi (che lui chiama radici) sono aria, acqua, terra e fuoco.

L’Amore tende a unire le cose, l’Odio tende a disunirle: sono forze cosmiche, di natura divina, la cui azione si avvicenda nell’universo determinando le fasi del ciclo cosmico (c’è un periodo in cui domina completamente Amore, dove tutti gli elementi sono unificati e legati, quindi manca la “vita”; l’azione dell’Odio rompe l’unità e introduce la separazione degli elementi, che a un certo punto determina la formazione delle cose quali le conosciamo noi; continuando ad agire l’Odio tutte le cose si dissolvono e si ha il regno del Caos; con un nuovo intervento di Amore ricomincia il ciclo).

I quattro elementi e le due forze che agiscono su di essi sono anche le condizioni della conoscenza umana: il principio della conoscenza è che “il simile conosce il simile”: avviene quindi mediante l’incontro tra l’elemento che è nell’uomo e lo stesso elemento al di fuori dell’uomo.

ANASSAGORA

Per lui gli elementi che si uniscono e si separano sono i “semi”, particelle piccolissime e invisibili di materia. Aristotele le chiama omeomerie perchè essi contengono tutta la materia, ma la materia che prevale in percentuale al loro interno ne determina poi la natura: per questo A. dice che tutte le cose sono insieme e tutte le cose sono in ogni cosa.

Il carattere fondamentale dei semi è che sono infinitamente divisibili.

Dai semi A. distingue nettamente la “forza” che li muove e li ordina. Questa è una intelligenza divina o nous, che divide i semi confusi e determina così l’ordine in cui li troviamo nel mondo: questo ordine non è mai perfetto, perchè essi in certa misura rimangono sempre mescolati.

Per quanto riguarda la teoria della conoscenza, A. ritiene che la sensazione sia prodotta non già dalle cose simili, ma piuttosto dalle dissimili. Noi sentiamo il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro e ogni qualità con la qualità opposta: difatti solo l’assenza di una qualità determinata ci consente di cogliere coi sensi la questa qualità, quando essa si presenta nelle cose.

Inoltre ci dice che l’umanità si sviluppa attraverso “l’esperienza, la memoria, il sapere e la tecnica”. In virtù di questa importanza conoscitiva data alle attività umane, A. dice che “l’uomo è il più intelligente degli animali in virtù del possesso delle mani”, poiché esperienza e lavoro sono in grado di sviluppare e di aguzzare le nostre capacità mentali, che senza esse rimarrebbero a basso livello.

DEMOCRITO

Sulla scia di Parmenide Democrito sostiene che i sensi si limitano a vagare alla superficie delle cose, la conoscenza intellettuale riesce a cogliere l’essere vero del mondo: gli atomi, il vuoto e il loro movimento.

Con l’atomismo di Democrito abbiamo la “fisicizzazione” del binomio di essere e non-essere, perchè essi identificano l’essere col pieno e il non-essere con il vuoto. Il pieno è la “materia”, il vuoto è “lo spazio” in cui essa si muove. La materia è a sua volta costituita di “atomi”, particelle indivisibili (etimologicamente: a-tomo, non divisibile).

La nozione di atomo nasce in risposta alla divisibilità di Zenone: questa vale in campo logico-matematico, ma nella realtà è impossibile perchè non si può pensare di dividere la realtà materiale all’infinito , perchè altrimenti questa si dissolverebbe nel nulla, e se al fondo della natura vi fosse il nulla, non si capisce come da tale “niente” possa derivare “qualcosa”: si è quindi obbligati ad ammettere che esistono dei mattoni ultimi della materia, particelle minime non ulteriormente decomponibili.

Le proprietà degli atomi hanno gli stessi attributi di pienezza, immutabilità, ingenerabilità e eternità dell’essere parmenideo; per di più fra loro non c’è differenza qualitativa: sono tutti fatti dalla stessa “stoffa” materiale, ma si differenziano solo per caratteri quantitativi di forma e grandezza. Gli atomi determinano la nascita e la fine delle cose con la reciproca unione e separazione, così come determinano la diversità e il mutamento con i loro rapporti di ordine e posizione ( come succede con le lettere: sono “mattoni” differenti per forma, della stessa natura, che formano, secondo ordini e posizioni differenti, un’infinità di parole diverse).

Gli atomi sono immersi in uno spazio vuoto, dedotto teoricamente: se c’è il movimento, deve esserci per forza anche il vuoto.

Il movimento degli atomi è visto come un volteggiare caotico in tutte le direzioni: questo moto dava origine a incessanti contatti e continue aggregazioni fra corpuscoli simili, concretizzantisi in veri e propri vortici, con le particelle più grandi al centro e le più piccole in periferia; e considerato che gli atomi sono infiniti e infinite sono le possibilità di combinazione, esistono infiniti mondi.

Come il movimento è eterna anche la sostanza materiale complessiva dell’universo, che non diminuisce né aumenta, perchè implicherebbe in questo modo la creazione dal nulla o la dissoluzione nel nulla, urtando contro il postulato che “nulla viene dal nulla e nulla torna al nulla”.

La materia costituisce l’unica sostanza e l’unica causa delle cose, e alla base del mondo non c’è nessuna Intelligenza. Con Democrito si parla per la prima volta di meccanicismo: si spiegano le cose in virtù delle cause efficienti naturali che le producono, indipendentemente dal concetto di scopo. Questo meccanicismo atomistico presuppone il causalismo: tutto ciò che avviene nell’universo presuppone un sistema ben preciso di cause che lo abbia prodotto, ma visto che alla base non esiste nessuna Forza Intelligente Ordinatrice e nessun progetto divino l’universo degli atomisti è determinato anche dal caso: il cosmo, pur essendo il frutto di cause naturali ben precise, opera al di fuori di ogni programmazione o predeterminazione qualsiasi

nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Il modello materialistico è applicato anche all’uomo: l’anima è corporea, fatta di atomi “psichici”, è diffusa in tutto il corpo e le sue differenti operazioni hanno sede in parti differenti del corpo. Es. il pensiero risiede nel cervello.

La sensazione è prodotta nell’anima dagli effluvi di atomi che provengono dagli oggetti e penetrano nel corpo umano, venendo a contatto con gli atomi dell’anima: la sensazione viene dalle emanazioni che le cose generano. → Democrito sostiene che non tutte le proprietà che attribuiamo alle cose esistono veramente negli oggetti. Infatti mentre talune proprietà, esprimenti caratteristiche quantitative e spaziali (figura, numero, movimento) caratterizzano gli oggetti in quanto tali, indipendentemente da noi, altre proprietà, esprimenti per lo più caratteristiche qualitative, come sapori e odori, esistono soltanto in relazione ai nostri organi percettivi.

Bibliografia: itinerari di filosofia, Nicola Abbagnano, paravia.

Perchè liberi?

•2009, Marzo 24 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

L’altro giorno mio fratello ( 11 anni ) per il compito di religione doveva rispondere alla domanda “perchè Dio ha lasciato libero l’uomo?”.
Leggendo la domanda sul suo semplice libro per la prima media, ho cominciato a pensare e a chiedermi se era possibile dare una risposta.
Credo che questa domanda sia una delle domande più gettonate dalla storia della religione, per lo meno per quanto riguarda le religioni basate sull’antico testamento.

Ma soprattutto: l’uomo è veramente libero? Esiste il libero arbitrio?

Leggendo la Genesi ci troviamo di fronte a un uomo che a mio parere prima di assaggiare il frutto di quell’albero, l’albero della conoscenza, era un uomo privo di coscienza, oltre che di conoscenza: non aveva la coscienza del bene e del male, le sue azioni erano simili a quelle degli animali e, a parte il fatto che Dio lo pone come il “dominatore” delle bestie e di tutto ciò che nell’Eden si poteva trovare, non differiva di molto da esso: la Genesi ci insegna che non aveva nemmeno la coscienza di essere nudo, esattamente come succede per gli animali.

Poi il serpente ha tradito Dio e l’uomo: l’ha reso curioso. Forse sto dicendo un’eresia, ma è come quando a un cane, nonostante l’insegnamento del “no” (Dio vietò all’uomo di assaggiare da quell’albero), viene posto di fronte un cibo sconosciuto ma dall’aspetto e dall’odore invitante, a cui il cane cerca di resistere ma che alla fine, se qualcuno glielo concede e il padrone non è presente, cede. Così è accaduto per la donna: il serpente le ha mostrato la possibilità di cibarsi del frutto proibito, e così all’uomo, incuriosito dalla donna.

E infine si rese conto di essere nudo: acquistò un’etica, una coscienza e la possibilità di conoscere le cose.

Ebbene: vista come la vedo io l’uomo non ha disobbedito a Dio secondo la volontà di un atto cosciente. Ha disobbedito per un accidente, si può dire, per sbaglio.

La domanda che sorge spontanea è: perchè Dio, nella sua assolutezza, ha permesso questo? Sarebbe stato molto più semplice e comodo non rendere possibile la situazione che invece si è verificata. Dio che tutto conosce ha commesso un errore? Pare che la Genesi ci voglia suggerire questo: ha veramente creato qualcosa di imperfetto? Di cui, poi, addirittura pentirsi (quando manda il diluvio?). Io non credo. Io credo che tutto quello che è accaduto fosse già pianificato: Dio ha portato l’uomo a tradirlo, Dio ha voluto far credere all’uomo di avere una libertà, una possibilità di scegliere. Ma quel semplice atto era da Dio evitabile: Egli, tuttavia, non l’ha evitato. Ha permesso che l’uomo raggiungesse l’albero della conoscenza e che conoscesse quindi la sofferenza, il dolore, il bene e il male.

Siamo quindi delle creature dotate di libertà? La corrente del determinismo ci dice di no. Ci dice che ogni nostra azione è (pre)determinata: che ogni nostra azione è l’unica possibile e tutte le “alternative” che pensiamo di avere in realtà non sono altro che motivi in più che ci portano a credere di scegliere di agire in un certo modo. Credere appunto.

Così come nella Genesi?
E’ solo un’apparenza il fatto che l’uomo ha “scelto” di mangiare dall’albero e quindi di dare via alla storia dell’uomo sofferente sulla terra in continua ricerca di tornare al paradiso?
Leggendo la bibbia mi pare di poter rispondere di sì.

“La Via Lattea”, testo di F. Battiato

•2009, Marzo 18 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Ci alzammo che non era ancora l’alba
pronti per trasbordare
dentro un satellite artificiale
che ci condusse in fretta
alle porte di Sirio
dove un equipaggio sperimentale
si preparava
al lungo viaggio.
Noi
provinciali dell’Orsa Minore
alla conquista degli spazi interstellari
e vestiti di grigio chiaro
per non disperdersi.
Seguimmo certe rotte in diagonale
dentro la Via Lattea.
Un capitano del centro impressioni
colto da esaurimento
venne presto mandato in esilio.
Mi preparavo
al lungo viaggio
..in cui ci si perde.
Seguimmo certe rotte in diagonale
dentro la Via Lattea.

Tradition

•2009, Marzo 18 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Credo che nessuno possa scappare dalla propria storia, dalle proprie tradizioni, non è possibile sia che queste siano chiare e ben radicate in una storia millenaria, sia che siano labili e poco chiare.

Sono nato nel nord italia. La mia “famiglia” (e mi spiace di ammettere che so davvero poco a riguardo: posso solo risalire ai miei bisnonni) è sempre stata Cattolica, anche se i miei genitori in realtà sono qualcosa di poco definito, qualcosa che si potrebbe definire agnostico, ma che agnostico non è.
Loro mi hanno comunque battezzato per poi lasciarmi libero di fare le mie scelte.

Perchè l’hanno fatto?
Se non credono, perchè l’hanno fatto?
L’hanno fatto perchè è questa la tradizione del mio sangue, della mia terra, della mia natura.

Non posso, sfortunatamente o fortunatamente, richiamarmi a una tradizione millenaria come quella di un ebreo.
Non so se i miei lontani antenati erano ebrei, barbari, romani, nordici o qualsiasi altra cosa…
Ma conosco la storia del mio paese.
So di essere nato in italia, nord italia. So che forse i miei antenati erano Romani, o forse Longobardi, qualcosa di simile: cosi’ studio le mie tradizioni, le tradizioni del mio sangue.
Studio la cultura dell’europa. Sono europeo, credo. Ma non lo so: cosi’ studio la storia del mondo: forse c’è qualcosa di orientale nel mio sangue.
Forse ho anche qualcosa di ebreo nel mio sangue: cosi’ studio la lingua ebraica, la cultura ebraica.
Cerco di rendermi chiara la mia storia possibile.
La storia possibile del mio sangue.

Per tornare ai miei genitori: mi hanno battezzato. Mi hanno lasciato nella tradizione di dove sono nato. E non posso sfuggire.
La mia mente, la mia mente archetipale, è sicuramente connessa sulla mente-massa della mia nazione, della religione che ne fa da subsatrato. Alla Chiesa, anche se dico che non ne apprezzo moltissimo la storia.
Anche se forse mi sento più vicino alla spiritualità orientale, non posso sfuggire al mio sentire ancestrale, al mio sangue.

Cosi’ cerco di capire il più possibile: la mia storia, in qualche modo, dipende dalla storia ebraica.

Non so cosa sto cercando di dire con esattezza: forse semplicemente che penso che tutti devono confrontarsi con la propria tradizione, anche se questa può non pacere: perchè non siamo nati soli, come monadi senza alcun contatto, ma siamo nati strettamente connessi (anatomicamente, fisiologicamente) a un altro essere umano, e cosi’ all’indietro nel tempo e nella storia.

Siamo tutti figli di Adam.
Non possiamo dimenticare il nostro sangue.

Siena – Milan (1 – 5): Inzaghi’s 300!

•2009, Marzo 16 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Tokyo Sonata

•2009, Marzo 15 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Now Playing: MGS4

•2009, Marzo 14 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Una delle serie migliori di sempre! Mi sta prendendo tantissimo…

Diari su Dio

•2009, Marzo 14 Marzo, 2009 • 2 Commenti
Penso che molti stiano interpretando la domanda: “Dio esiste?” come dire “Il cristianesimo è vero?”. Di religioni ne sono passate tante nel mondo e tante ne passeranno. Magari fra 500 anni il cristianesimo non esisterà più, ma la ricerca di Dio sarà sempre presente nell’uomo.

Dunque, parlare in Italia di Dio richiama naturalmente anche il parlare del Cristianesimo: non mi piace troppo parlarne perchè troppo se ne parla e troppe “verità” false vengono dette e celebrate senza cognizione storica di causa. Le congetture fanno bene più alla scienza che alla storia. Come disse non-mi-ricordo-chi la base della scienza è la fantasia. Ma sto dilagando… tornando al discorso: è inevitabile che dio richiami il concetto di religione, anche se non c’è una vera e propria corrispondenza biunivoca. Etimologicamente, la parola “religione” deriva da “re ligo”, quindi si tratta di un “rilegare”, legare insieme tanti fogli (legare fra loro persone, riti, credenze) a formare un apparato simil-civile e gerarchico.

La storia millenaria della “religione” (che preferisco chiamare “impostazione spirituale”) che ad oggi è la più longeva (e non parlo del cristianesimo ma della “religione” dell’india) ci parla di una religione naturale della terra (la religione di siva, di dioniso, delle passioni, del tantra, della sensualità e dello yoga, contatto uomo-dio, micro-macrocosmo, la via sinistra ma primigena, la via matriarcale) primitiva (nel senso che è la prima a essere còlta dall’uomo), e di una religione “cittadina”, nomade, fatta di gerarchie, in cui dio è immagine dell’uomo, in cui la “religio” è “instrumentum regnis”, una religione celeste e lontana dall’uomo. La storia, e i documenti, insegnano che questa religione è la religione che gli ariani hanno diffuso in tutto quanto il mondo (dall’asia e da questa all’antica grecia e da qui a roma, risparmiando l’egitto che viaggiava già in entrambe le direzioni con la triade osiride (dionisiaco) iside (tramite) e horus (apollineo, cittadino, civile, immagine dell’uomo). Una religione nomade in cui la divinità è una divinità che deve per necessità assumere connotati e schemi umani nel momento in cui vengono a crearsi civiltà complesse e impiantate su una necessità di “similuguaglianza” e di una legge.

Il critianesimo nasce, anch’esso, inizialmente come una religione dionisiaca (in Cristo: Cristo è il Dioniso della religione cristiana, il sacrificato, il terreno, che da dio si incarna nel più umile degli uomini, che è pane e vino – vino che era così importante in Dioniso-Siva) che diviene, con l’andare del tempo, una religione di secondo tipo: apollinea, gerarchica e “umana”. In questo modo Dio viene sfigurato. Si smarrisce la dimensione di Dio perchè Dio stesso è asservito alla necessità dell’uomo. Esempio lampante è il comportamento di Roma nei confronti della religione, una Roma che non ha timore nel dire che si tratta del sorpacitato strumento del regno.

Credo che la questione “religione” si possa mettere da parte. Io credo nella prima religione, che rispecchia più il vero essere dell’uomo in quanto “esserediquestaterraconinsèiritmidiquestaterra”, un modus vivendi che sia in armonia con il resto del “creato”.

è inconcepibile pensare che noi, il mondo,l’universo siano venuti fuori da soli. non ha senso. da qualcosa deve essere partito tutto(anche il superatomo che ha generato il big bang deve essere venuto fuori da qualche cosa). l’origine di tutto molti la indirizzano a Dio e si aggrappano alla fede, altri aspettano che la scienza dia una risposta a tutto. sicuramente una delle due cose è sbagliata…o tutte e due….

E qui entra in gioco la domanda: chi è Dio?
Domanda difficile. Dio è la natura? Dio è un padre generoso e onnipotente? Dio è un padre valoroso e severo? Dio è qualunque cosa? Dio è l’uomo? Dio è un alieno? Dio è una risposta? Dio è una domanda? Dio è ingiusto? Dio è giusto? Dio esiste? Dio non esiste? Dio è?

Premessa prima: se dio non esistesse, allora l’inventore di questa magica figura è il più grande genio dell’umanità.

Premessa seconda: un a-teo non dovrebbe nemmeno domandarselo. Mi chiedo come possa stare in piedi l’ateismo. Un ateo convinto non parla di Dio perche’ non ne ha conoscenza, non ne ha concezione, non ha l’essere di dio nel proprio pensiero. Molti di coloro che si proclamano si potrebbero chiamare piuttosto “agnostici”, o magari “scettici”, “miscredenti”, “dubbiosi”, “menefreghisti”, ma non credo nell’ateismo. Io stesso non sono un “credente”. Ma è un altro discorso.

Dio esiste? Si.
Cosa me lo fa credere? Eccomi qua.

Dunque, mi spiego meglio prima di destare grida e di finire al rogo (era eccitante un tempo, c’era più gusto a essere diversi):
L’unica realtà che io trovo sia reale sempre e comunque è quella enunciata da uno dei più importanti principi della fisica (e chi dice che scienza e religione si escludono è un ignorante): l’energia non si crea e non si distrugge, si trasforma.

Partendo da questa realtà mi pongo questa pietra miliare: se tutto ciò che è, è risultato di una trasformazione di ciò che già c’era, e tutto ciò che sarà, è risultato di una trasformazione che è in procinto di avvenire, allora non dovrebbe esistere un inizio o una fine. Questo può far esultare gli atei più convinti: se non c’è inizio non c’è un grande iniziatore e quindi dio non esiste.

Forse è così.
Ma c’è una cosa che permea tutto, tutti, qualsiasi cosa, ma che allo stesso tempo non è tutto, tutti, qualsiasi cosa, ovvero: l’energia. Energia che è in diverse forme, aspetti, che si mostra in diverse modalità, che si sviluppa in certe proprietà, ma tutto partecipa ed è prodotto dall’energia. Risultato: forse Dio è l’energia primigenia da cui tutto si è sviluppato che si è trasformata e ha dato inizio a una “catena” infinita di montaggio?

Forse è così.
Problema: però come ha avuto inizio la prima “trasformazione” di energia. Credo che anche qui risieda il cavillo più vecchio del mondo, che è seriamente problematico. Quali sono le condizioni che hanno dato inizio alla trasformazione. O forse si potrebbe dire che non c’è stato inizio in ciò. E’ il mitologico serpente che si morde la coda. La circolarità Nietzschiana del tempo. Un continuum.

Forse è così.
Constatazione. Immaginando la vita su un foglio di carta bidimensionale, come vede l’umano bidimensionale una sfera che attraversa tale foglio? Lo vede bidimensionale, ma in realtà la sfera non lo è affatto, ha una dimensione in più.
Risultato: forse smeplicemente la mente umana non è capace di concepire nulla di diverso da sè, perchè non riesce a slegarsi dalle due bugie più grandi di Maya: tempo e spazio.